Cosa significa “Sentirsi a casa” – 2

Cosa significa “Sentirsi a casa” – 2

Non diversamente, oggi la casa è il luogo che meglio rappresenta la personalità di chi la abita, dalle sue parti più segrete e recondite a quelle condivise con gli altri. Oggi la casa non è più solo sicurezza, è espressione di sé, spazio vitale.

La casa rappresenta, quindi, equilibrio, sicurezza, solidità, radici, il luogo abitato dalle nostre tracce.

Si potrebbe fare il ritratto di una persona o di una famiglia, osservando con attenzione, la disposizione dei mobili, i quadri alle pareti, il numero e il tipo degli oggetti, i colori prescelti, l’ordine o il disordine, le parti maggiormente curate, gli odori ecc. Qualsiasi spazio viene “tracciato” da chi lo vive anche solo per un tempo limitato. In situazioni “estreme” (scelta, imposizione, necessità), è altrettanto importante che chi abita possa lasciare le proprie tracce.

Tutti gli spazi che ognuno abita diventano spazi di possesso perché, lasciando le proprie tracce, lo spazio resta segnato dalla nostra presenza, diventando quindi il nostro spazio. Sono le fotografie presenti nelle stanze; sono le piante, l’orologio a cucù, la sciarpa della squadra preferita; è il calendario, è la musica che ascoltiamo, è cucinare per qualcuno, è occuparsi di qualcosa, è tenere pulito; è una montagna di vestiti al centro della stanza.

Dunque la casa è sicurezza, è espressione di sé, ma è anche spazio vitale, da vivere soli o da imparare a condividere con qualcun altro. Cambiare casa rappresenta per ognuno di noi uno stravolgimento, che comporta una notevole trasformazione nella realtà della vita variando e destabilizzando i nostri punti di riferimento. Implica, anche e soprattutto, una rivoluzione nel proprio equilibrio interiore, che si modifica e si trasforma, conducendo sempre ad affrontare una fase nuova della vita. Capita quando ci trasferiamo per scelta, con entusiasmo; immaginiamo quindi cosa può essere chi non ha scelta o pensa di non avere scelta. Il bisogno di “Sentirsi a casa” diventa ancora più forte e si tratta di trovare un luogo con le caratteristiche della vera casa, un contesto vivente a cui sentiamo di appartenere, è una questione di identità.

La fiducia fino a quel momento riposta nella propria casa, va allora recuperata.

Nessuno sradicamento dalla propria vita abituale, nessun carattere istituzionalizzante dell’abitare, ma semplicemente un continuare a vivere “dopo di noi – dopo di voi” con l’esperienza di autonomia e di socializzazione maturata già “durante noi – durante voi”.

Va recuperata, in particolare, la realtà quotidiana, costituita in gran parte dalla “familiarità”, intesa come caratteristica sia affettiva che cognitiva.

Ognuno di noi si vuole sentire a casa propria in un mondo familiare, cioè conosciuto, prevedibile, rassicurante, non intaccato dall’inquietudine che accompagna ciò che è estraneo ed imprevisto. La conoscenza della vita quotidiana tende ad incorporare tutti gli eventi sconosciuti in schemi familiari riconducendo ciò è inquietante perché misterioso a fenomeni noti e quindi controllabili.

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